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日志


12月29日

Farmaci di rito o rito di farmaci?

 

Era da parecchio che le mie vie respiratorie non si lamentavano al punto da costringermi alla ritirata strategica sotto le coperte. Non lo verrei, perché guadagnare qualche soldino in più non farebbe male alle mie tasche, non mi mancano ago e filo se dovessi chiudere qualche buco ma in previsione di tempi bui metto in tasca qualche pila.

Ho saputo che una parte dei miei connazionali soffre delle stesse problematiche di salute e mi auguro che a loro venga sottratto del tempo per andare in vacanza in dolce compagnia, non come malaugurio ma perché così in giro ci sono persone più rammaricate di me.

Questa volta ho l’impressione di essere finito in mezzo ad un rito di farmaci propiziatorio per il 2009, nel senso che la sequenza di farmaci da assumere (tengo a precisare: tutti per via orale) sembra una formula magica. Nomi così altisonanti mi auguro non siano il nome di qualche studioso o delle loro donne ma paroline magiche in qualche lingua sconosciuta. Come dire, se ripeto 100 volte la sequenza corretta potrebbe sbucare fuori una fatina dal passato, ancora incredibilmente giovane ed avvenente. Anche se con la fortuna che mi ritrovo potrebbe sbucare un orco alle spalle.

Tentare non nuoce:

Sim Sala Aulin!! Abra Ketoprofene!!Nada. Non accade nulla, che è sempre meglio dell’orco alle spalle.

12月28日

Ciao Vanni (a.k.a. Winnie the Pooh)

 

Caro Vanni,

purtroppo non mi manchi, voglio essere sincero dalle prime battute. Non è stata tutta colpa mia, mi piacerebbe tanto che fosse un punto fermo in questa discussione, anche se il tuo contraddittorio non può essere allegato.

Dopo la tua scomparsa ci siamo trovati più volte per ricordarti e non siamo riusciti a tirare fuori un solo aneddoto decente per passare la serata con qualche lacrimuccia, giusto per intonare un piagnisteo. Al primo ritrovo il picchio che ti abitava sopra ha parlato di un problema che ti affliggeva le retini e di come fosse difficoltoso per te leggere il giornale, ma quando la talpa che ti stava sotto ha fatto il suo ingresso in sala la commozione ha lasciato lo spazio all’imbarazzo del picchio che ha domandato chi cavolo era il morto. Abbiamo fatto una cena a base di miele e ancora adesso mi domando come cazzo facevi a mangiare la pasta dolce.

Tutto passa, come gli interminabili pomeriggi a chiacchierare di “miele e miele” che interrompevi solo per cantare “Piccola Ketty”. Passerà tutto, come la macchina sopra di te, in un secondo. Passerà tutto, anche questo senso di colpa che non capisco, perché il freno a mano non l’ho disinserito per sbaglio ma la colpa di esistere era tua.

 

Tuo Tigro

12月18日

Gargamella, il paiolo e Bue Grasso

 

Lo si notava anche senza cercarlo, un uomo grosso in un villaggio di malnutriti spicca per il suo portamento e lo spazio che occupa al mercato. Stranamente soffice al tatto e veloce nel sparire dietro gli angoli quando gli occhi si posavano insistenti era una persona premurosa e istruita molto più di quello che si poteva pensare. Nella mattinata gli avevano detto che Gargamella non si faceva vedere da mesi e che restava chiuso nel suo studio per giorni interi facendo piccole uscite per ispezionare un punto del fiume. Preoccupato decise di andare a trovarlo con la scusa di sentire qualche consiglio medico per la sua compagna che non stava bene. Nessuno si sarebbe fidato delle pozioni e delle diagnosi di Gargamella e Bue Grasso avrebbe etichettato qualsiasi medicina prodotta da lui come placebo utile per tutto e niente.

Gargamella aveva accolto Bue Grasso alla porta con la solita tunica nera come la notte, dono di un druido secondo lui ma per il sarto del paese frutto di una giacenza del tessuto sotto la sua riserva di carbone. Introdotto nello studio Bue Grasso notò il paiolo, che Gargamella dichiarava antico ma che il fabbro diceva essere il primo esercizio del figlio col metallo, colmo di liquido denso e blu. L’aria provata di Gargamella e il riflesso azzurro dei denti gli fecero sospettare l’assunzione dell’intruglio dallo stesso produttore.

Esaurito il dibattito sulla salute della moglie Bue Grasso iniziò ad interrogare Gargamella sulla sua salute con in tasca una lozione di erba spumosa e qualche denaro in meno. Presto Gargamella raccontò di come aveva scoperto il luogo in cui i puffi andavano a fare il bagno e di come riusciva a catturarli, soltanto un puffo con gli occhiali riuscì a fuggire ma dalle condizioni in cui era si diceva certo di una sua morte veloce. Gargamella era disperato per la sua incapacità nell’utilizzo delle formule del libro che prometteva ricchezza e lunga vita con i puffi, aveva cucinato e spellato 32 esemplari e aveva bevuto innumerevoli intrugli blu senza ottenere nulla. Lo sguardo perso e le occhiaie potevano essere il segno di una intossicazione o di notti insonni. Bue Grasso, preoccupato per lo stato alterato dell’amico, sfogliò il libro alla ricerca di un ingrediente tossico contenuto nelle ricette. Non trovò nulla, solo una piccola postilla sul retro della copertina. Una nota piccola che lo mise subito in allarme per la salute mentale di Gargamella: “ATTENZIONE: il libro esaudisce i desideri solo se si avverano”.

12月15日

Il fiume puffoso

 

Quattrocchi si muoveva impacciato tra quella piccola folla; posava lo sguardo cercando qualcosa addosso agli altri piccoli amici. Una goccia di sudore, a dicembre, avrebbe fatto apparire Investigatore dall’angolo della prima casa in quella rete, che Puffo Urbanista ha voluto speculare e simmetrica, per quanto era sospettoso. Ma Quattrocchi era morto da tempo e il puffo che lo impersonava era Investigatore che, stava marcando ogni puffo con piccoli segni visibili solo ai suoi occhiali puffosi.

Il sudore che colava dalla fronte non era il prodotto di fatiche ma la paura che cercava di trovare spazio tra la pelle blu. Contava e ricontava, ma di puffi ne aveva segnati solo settanta senza traccia dei rimanenti. Nessuno si era accorto delle assenze a parte lui, che aveva dovuto marcarli senza sosta per diversi giorni. Solo l’assassino si era spaventato nel vedere la vittima puffare liberamente.  Di questo era certo ed oggi poteva dare un nome a quel buffo muso che non aveva aperto bocca in sua presenza; troppo uguale agli altri. L’aveva fermato al fiume.

“Che è meglio! Come chiede sempre il Grande Puffo: siamo sempre ciò che desideriamo, tu cosa desideri?”

“Che mi molli, che mi dici chi sei e che vai lontano da me.”

“Eh eh eh. Ma chi lo desidera, che è meglio?”

“Puffo Libraio, il 99°. Tu chi sei?”

“Quattrocchi! Che è meglio!”

“Lo imiti malissimo, non c’è più”

“…L’hai ucciso tu”

“No, ma non mi ha restituito un libro”

La conversazione non andò oltre, una tunica di tenebre li sorprese.

 

n.b.: grazie a gei gè!

12月14日

Winnie the Pooh

 

Certe eredità affettive sono solo il peso del passato, grosso come un macigno sulla personalità. Non si conosce bene, perché altrimenti diventerebbe un ricordo,  ma il segno sul presente è nelle pieghe della personalità. Prendiamo il buon  Winnie the Pooh nella sua bella casetta, tutta ordinata e nei suoi modi di fare gentili fino alla nausea. Apparentemente rispettabile e degno di rispetto per tutti, infatti non c’è macchia nei suoi trascorsi e nel suo presente. Forse in futuro, ma non c’è certezza.

La madre lo aveva chiamato Vanni, perché richiamava una nobiltà nelle sue orecchie paffute di orsa di pezza. Non poteva immaginare il rigetto di quel nome nell’età dell’adolescenza, solo per fingere di essere un membro di un gruppo alla moda di quei tempi. Molti anni dopo quel nome storpiato lo porta ancora inconsciamente. Winnie è un adulto bambino, sono passati anni ma gioca ancora a cercare il miele che la mamma nascondeva. Invecchia solo fuori.

Una eredità affettiva rosa e maniacale, come la madre che gli voleva bene e alla quale Vanni ha fatto tanto male. Non può uscire dal bosco per una restrizione mentale, quasi fosse un carcere imposto. Non si rende conto che aver messo in disordine la stanza non è considerato peccato o un atto criminale da codice penale.

12月10日

The White and Blue tree

Dopo

 l’albero d’oro

dovrebbero arrivare al  

traguardo quelli d’argento e bronzo,

ma  l’arrivare secondo non mi fa voglia.

Il sopracitato è venuto talmente bene che qualcuno

ha pensato che potesse essere mio. Per cui questo lo chiamo

semplicemente “the White and Blu” ed è il prodotto di mia sorella,

ho molti anni da vivere e faccio ancora in tempo a mostrare quanto sono

incapace di allestire un albero e a maneggiare delle statuine in altre occasioni.

Io non mi

sporco le

 mani per

questo Natale!

 

per la realizzazione del post nessun parente dell'autore è stato maltrattato

 

12月6日

Puffi

 

Tutti uguali come insetti in una colonia, con tanto di capo che si differenzia per colore e alcuni tratti somatici. Forse per questo la scienza non ha mai trovato accordo sulla classificazione e per vergogna ha negato il riconoscimento di creature reali. Il fatto che esista una specie che segua diverse attitudini e raggruppi caratteristiche di specie differenti non è giustificabile, quelle casette da umani, la struttura sociale da insetti e una onestà tipica degli esseri leggendari devono restare nascosti ai più. Festeggiano il carnevale, ma per carenza di personaggi si travestono tutti da Grande Puffo (il capo indiscusso), Puffetta (l’unica donna), Quattrocchi (il più odiato) e Inventore (l’unico ad indossare un abito differente) con il risultato che a festa finita ¼ dei puffi dice di aver dato ordini a Inventore travestito da Grande Puffo, ¼ dice di aver ingannato Grande Puffo travestito da Inventore, ¼ di aver limonato con Puffetta e ¼ di essersi intrattenuto con Quattrocchi ma di non esserci stato.

Il loro carattere è talmente docile che il distretto di polizia è una leggenda per gli stessi Puffi, tra quelle case tutte identiche resta indisturbata e il lavoro per Puffo Investigatore si limita all’ordine e all’apparenza della casa. Gli amici lo chiamano puffo, non lo riconoscono e lui si compiace dell’ordine e della pulizia che regna nel villagio. Tranne negli ultimi giorni, dal ritrovamento del cadavere di un puffo sul fiume. Il solo riconoscimento è costato grandi sforzi investigativi, il malcapitato era Quattrocchi e l’assassino per depistare aveva regalato occhiali a tutti i puffi del villaggio.

Oggi il caso è ad una svolta e l’interrogatorio di Puffo Mitomane sembrava un provino per un dramma epico che avrebbe portato i buoni alla classica vittoria. Almeno così sperava.

<<Dimmi, Mitomane, dove sei stato negli ultimi giorni>>.

<<A puffare! Giuro che ho puffato, veramente…. Quante volte te lo devo puffare?>>.

<<Il verbo puffare qui non è tollerato, non posso mettere agli atti un terminr che significa tutto e niente>>.

Ad un improvviso malore di Mitomane il buon Investigatore si trova spiazzato e l’entrata di Puffo Appuntato gli porta conforto. Con rapidità e innocenza Appuntato prende Mitomane e lo porta via senza aprire bocca. Così rapidamente che solo dopo la loro uscita di scena Investigare si ricorda che Puffo Appuntato doveva ancora nascere, l’aveva chiesto a Grande Puffo ma non era mai arrivato.

Sbigottito Esce dalla casetta e si guarda intorno, fino a che le tenebre lo permettono e si dispera.

12月4日

Caro facebook

 

Caro Facebook ti scrivo, perché sei una grossa novità. Amici vecchi e facce poco amiche estrai dal passato senza chiedere il permesso, sei talmente giovane che nessuno ti ha insegnato l’educazione per cui non si capisce con che criterio si può scartare le conoscenze che necessitano un parco amici più ampio.

Mi porti via un sacco di tempo con cazzatine e giochi, per cortesia non portarmi via anche lo space.

12月2日

Pisolino

 

Le idee latitano, la settimana scorsa è trascorsa senza che postassi qualcosa. Questo mi rattrista perché da quando ho capito di essere entrato in letargo ho voluto mantenere le funzioni vitali della testa sopra una certa soglia. Evidentemente l’indolenza è più forte della volontà, almeno nel mio caso. L’alternativa è avere le funzioni vitali del cervello sotto la soglia del percepibile.

Racconto questo gustoso ritaglio di cavoli miei perché ho sentito una notizia che mi ha fatto sentire il decadimento meno pesante. La scienza giustificasse il mio poltrire, la mia tendenza innata verso l’accidia. La mia indole che discende dal bradipo e non dalla scimmia. Infatti grazie a questo, ogni volta che mia madre mi sorprenderà sul divano potrò dire che le apparenze ingannano, in realtà potenzio la capacità della mia memoria.